I requisiti in sintesi
Per accedere alla liquidazione controllata (artt. 268-277 CCII) servono requisiti soggettivi e procedurali precisi. Vediamoli uno per uno.
Requisiti soggettivi
- Essere soggetto non assoggettabile a liquidazione giudiziale: consumatori, professionisti, lavoratori autonomi, imprenditori sotto soglia, agricoli, start-up innovative
- Trovarsi in stato di sovraindebitamento (impossibilità di adempiere regolarmente)
Requisiti negativi (cause ostative all'esdebitazione)
- Aver ottenuto l'esdebitazione nei 5 anni precedenti
- Averla già ottenuta per due volte in passato
- Atti in frode ai creditori documentalmente provati
- Comportamenti che hanno aggravato dolosamente il dissesto
Si noti: non sono cause ostative all'apertura, ma all'esdebitazione finale. La procedura può comunque essere aperta.
Durata massima: 3 anni
L'art. 282 CCII fissa una durata massima di 3 anni ai fini dell'esdebitazione, decorrenti dall'apertura della procedura. Una volta trascorsi, l'esdebitazione opera automaticamente sui debiti residui non soddisfatti, anche se la liquidazione non è ancora completata.
È una novità importante del CCII: prima i tempi erano molto più lunghi e l'esdebitazione richiedeva un'istanza separata con valutazione di meritevolezza.
Effetti sullo stipendio
Lo stipendio del debitore è oggetto di una valutazione caso per caso da parte del giudice, che determina la quota da trattenere per la massa attiva e quella da lasciare al debitore per il sostentamento.
Criteri usati dal Tribunale
- Carichi familiari (coniuge a carico, figli minori, persone con disabilità)
- Costo della vita nella zona di residenza
- Spese sanitarie documentate
- Mantenimento abitazione principale (mutuo, affitto, utenze)
- Eventuali spese di mobilità necessarie per il lavoro
Indicazione pratica
In linea di massima, il Tribunale lascia al debitore una quota analoga al minimo vitale + spese essenziali. Per un single senza carichi può essere intorno a 1.200-1.500 €/mese; per una famiglia con figli può salire a 2.000-2.500 €/mese o più, sempre a discrezione del giudice e in base al reddito disponibile.
Effetti sulla casa di abitazione
L'abitazione principale rientra nel patrimonio liquidabile, salvo casi specifici:
- Se la casa è cointestata con il coniuge in comunione legale, viene liquidata la sola quota del debitore
- Se è gravata da fondo patrimoniale regolarmente costituito e i debiti non sono per bisogni della famiglia, può essere esclusa
- Se è soggetta a mutuo ipotecario, il ricavato della vendita va prima al creditore ipotecario; spesso il valore residuo è modesto
In molti casi pratici, se la casa è gravata da mutuo, la liquidazione produce per i creditori chirografari un risultato esiguo, e il liquidatore può anche valutare la non utile liquidazione con conseguente derelizione del bene.
Effetti sui beni della famiglia
I beni di proprietà del coniuge o di altri familiari non rientrano nella massa attiva. Possono esserci attenzioni particolari quando:
- Sono stati effettuati atti di trasferimento a familiari negli ultimi 5 anni (rischio revocatoria)
- Esistono cointestazioni simulate
- Il regime patrimoniale è la comunione legale
Effetti sui contratti
L'apertura della liquidazione comporta:
- Scioglimento dei contratti pendenti non funzionali, a scelta del liquidatore
- Prosecuzione dei contratti di lavoro dipendente del debitore (continua a percepire lo stipendio nei limiti detti)
- Sospensione dei processi esecutivi individuali
Costi della procedura
I costi comprendono: compenso dell'OCC (parametri ministeriali), compenso del liquidatore (in percentuale sul liquidato), contributo unificato, eventuali perizie. I costi sono prededotti dal ricavato della liquidazione.
Quando conviene la liquidazione controllata
- Non hai flussi sufficienti per sostenere un piano del consumatore o un concordato
- Hai poco patrimonio e vuoi chiudere la posizione
- Hai bisogno di un tempo certo (3 anni) per arrivare all'esdebitazione
- Vuoi liberarti definitivamente dei debiti senza condizioni